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L'allestimento


 

 

pianuraLa pianura

(>> visita virtuale della sala)
Alla sala della pianura si accede percorrendo un breve corridoio sulla cui parete è posto un pannello che illustra la genesi della pianura, sotto l’aspetto geologico e della vegetazione.
La sala è suddivisa in due settori principali (fascia golenale e territori extragolenali) separati da una realizzazione stilizzata dell’argine maestro del fiume Po.
Nella fascia golenale sono stati individuate le principali tipologie ambientali: sabbioni e isole fluviali, boschi idrofili, ripari, lanche e canneti.
Le isole fluviali sono state rappresentate con un diorama aperto che riporta, oltre all’ambiente, le principali specie che lo frequentano: dall’albanella minore alle rondini di mare.
Il settore extragolenale è rappresentato nel suo insieme con una gigantografia che ne riporta le principali tipologie ambientali, quali le siepi, i coltivi, le risorgive e le conoidi alluvionali.
L’ argine e  la fascia golenale sono stati rappresentati da elementi stilizzati utilizzati come supporti espositivi per trattare alcuni aspetti naturalistici tipici di questo ambito della pianura. Risaltano  in particolare due grosse sagome che permettono di meglio evidenziare le caratteristiche di piccoli  animali  quali la talpa e il saltimpalo che abitano le zone erbose dell’argine.

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La vita sul Po

Ad arricchire questo settore espositivo contribuisce significativamente un inserto etnografico legato al processo di antropizzazione che ha interessato il fiume Po nel corso della storia. Si tratta di una barca fluviale  contestualizzata in un  antro spondale. Tutta la vita della popolazione della Bassa Padana ha ruotato per secoli direttamente o indirettamente, attorno al Po. Pescatori, cavatori di ghiaia, mugnai, traghettatori, barcaioli, per ognuno di essi l’imbarcazione costituiva uno strumento di fondamentale importanza.
Ogni attività fluviale aveva il suo tipo caratteristico di barca. Dall’agile imbarcazione del pescatore occasionale alla grossa barca di chi dalla pesca trovava il proprio sostentamento quotidiano; dalla chiatta larga e piatta del trasporto di merci varie o di carburanti, alla barca lunga e profonda per la cavatura e il trasporto della sabbia e della ghiaia.
Diversi anche i legnami con i quali venivano costruite le imbarcazione così come diverse erano le stagionature del legno, differenti i metodi di manutenzione e di cura. Ogni barca aveva il suo piccolo segreto che la rendeva unica, come fatta su misura per colui che la usava.
Quella esposta è una tipica barca fluviale a fondo piatto chiamata “barcè pavese" che veniva usata sia per la pesca che per aiuto alle barche più grandi  a vela, usate per trasportare le fascine che erano utilizzate per rafforzare le difese spondali. In particolare questa barca è stata usata negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso anche per raccogliere e trasportare i bidoni del latte prodotto da animali allevati nelle cascine del lungo fiume, essendo molto più semplice il trasporto fluviale rispetto a quello lungo strade contorte, fangose d’inverno e polverose d’estate.

 

 


 

collinaLa collina

(>> visita virtuale della sala)

Nella sala della collina sono ricostruite le tre principali tipologie forestali che ne caratterizzano il paesaggio: querceto, castagneto e pineta. Il querceto è un bosco naturale, mentre il castagneto e la pineta sono di origine antropica. La pineta ha origini recenti ed è stata introdotta principalmente per aumentare la stabilità dei versanti. L’introduzione del castagno ha origini più antiche, risalenti all’epoca romana, è stato ampiamente coltivato per la produzione di castagne e legname. Attualmente i castagneti da frutto sono in gran parte abbandonati, ma costituiscono ancora importanti formazioni forestali mature.
In questa sala troviamo vari punti di approfondimento, in particolare sui fossili e la zona dei calanchi di Castell’Arquato e Lugagnano, sul Quaternario e i ritrovamenti di grossi ungulati un tempo presenti in Pianura Padana, sugli affioramenti ofiolitici della Pietra Parcellara e quelli arenacei di Rocca d’Olgisio, e infine sul bacino idrografico del fiume Trebbia. Gli animali sono stati esposti in questa sala come si potrebbero incontrare in un ipotetico bosco naturale, non sempre sono in evidenza e il visitatore è stimolato a osservare bene l’ambiente per trovarli.

Un’ Aula Blu sul Trebbia: dal museo al territorio

L’area espositiva  dedicata al bacino idrografico del fiume Trebbia  accoglie una struttura lignea che rappresenta la stilizzazione  dell’Aula Blu, edificio  del Consorzio di Bonifica di Piacenza situato sul greto del fiume in località Mirafiori e utilizzato come laboratorio di educazione ambientale da parte della Società Piacentina di Scienze Naturali, a cui è affidata l’attività didattica e di ricerca del Museo Civico di Storia Naturale. In questo ambito sono nati percorsi scientifici, storico-naturalistici, socio-letterari che intendono fare tesoro della memoria del passato.  Conoscere il territorio per amarlo, leggere gli habitat naturali per capire che qualunque luogo, visto con occhi “diversi”, possiede bellezze è lo scopo semplice e fondamentale di questo progetto didattico partendo dal presupposto che la storia, l’architettura, la geologia, la zoologia, la botanica, la chimica studiate e verificate in loco rimangono impresse in maniera durevole.

 

 


 

cervo.jpgLa montagna

(>> visita virtuale della sala)
La sala della montagna è suddivisa in due settori principali, uno dedicato alle testimonianze dell’ultima glaciazione che ha interessato il nostro Appennino e l’altro dedicato alle tipologie ambientali montane, quali i ruscelli, i pascoli sommatali e la faggeta. Nel primo settore troviamo la descrizione delle torbiere e dei laghetti di origine glaciale, della particolare flora e fauna del Monte Nero, oltre a una rappresentazione dei principali mutamenti vegetazionali avvenuti dall’ultima glaciazione a oggi. Interessanti sono i modelli a grandezza naturale dei tritoni che permettono di osservare da vicino questi particolari anfibi.
Nel secondo settore, parallelamente agli ambienti montani descritti, troviamo alcune presenze faunistiche tipiche, come le salamandre, il merlo acquaiolo, il codirossone oltre a bellissimi esemplari della flora dei pascoli, ma l’attrattiva maggiore è riservata ai due superpredatori attualmente presenti nella nostra provincia: l’aquila reale e il lupo. Recentemente, inoltre, la sala è stata arricchita con un esemplare di cervo adulto acquisito dal Museo.

 

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